Paola Zini è il volto di una nuova e dinamica Italia. Diretta, cordiale, riflessiva, persuasiva e umile abbastanza da ammettere a volte di non avere risposte a problematiche specifiche. E’ stato il Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, a convincerla ad accettare l’incarico di dirigere l’evento Torino 2008 World Design Capital, e sono felice sia riuscito a persuaderla. Grazie a Paola nuove idee verranno alimentate e vecchie idee rinnovate.
L’intervista ha avuto luogo lo scorso Febbraio (2007) ed è stata condotta da Mark Vanderbeeken, socio dell’azienda internazionale di consulenza sullo user experience design con sede a Torino, Experientia, e autore del blog dedicato all’innovazione centrata sulle persone, Putting People First, con il supporto di Régine Debatty (famoso blogger di arte e tecnologia nel we-make-money-not-art.com, già residente in Torino) e Chiara Somajni (giornalista di Ventiquattro/Il Sole 24 Ore)
Tu per molti sei un volto nuovo, quindi presentati e raccontaci come sei diventata direttrice di questa iniziativa.
Mi chiamo Paola Zini, ho 32 anni e da quattro mesi sono il direttore di Torino 2008 World Design Capital. La mia formazione è di tipo economico. Già in passato mi sono occupata di sviluppo economico strettamente collegato alla città, ed in particolare alla città di Torino. Credo che l’esperienza all’interno dei lavori per il primo piano strategico di Torino, che fra l‘altro è stato il primo piano strategico in Italia per una città, abbia costituito una base fondamentale per arrivare oggi ad organizzare i lavori di questo progetto.
Tu hai lavorato per l’organizzazione Torino Internazionale.
Si, si tratta di un’agenzia a partecipazione pubblica e privata che si occupa dello sviluppo del piano strategico della città. Lavorare sullo sviluppo economico significa anche promuovere il design a Torino e nel Piemonte e questa è l’origine di ciò di cui mi occupo adesso. In questo modo, il rapporto con ICSID, l’Organizzazione Internazionale del Design, si è sviluppata in seno alle attività di Torino Internazionale. Si è trattato di un processo graduale che alla fine ha condotto alla nomina di Torino come prima Capitale Mondiale del Design.
LA NOMINA DI TORINO CON ZINI QUALE DIRETTORE
Per quale motivo Icsid ha scelto Torino?
Icsid stava cercando una città che ospitasse i suoi uffici e Torino era una delle città candidate. Noi abbiamo partecipato perché sembrava interessante avere un’altra organizzazione internazionale presente sul territorio [in aggiunta a vari uffici delle Nazioni Unite], ed in particolare una che fosse collegata al mondo del design. La nostra proposta andava ben oltre la semplice politica: avevamo il sostegno di numerose fondazioni e dell’ADI, Associazione Italiana per il Disegno Industriale. Questo progetto ha costituito un’ottima occasione per intessere relazioni di tipo internazionale, conoscere altri attori del mondo del design al livello mondiale e per diffondere l’immagine di una Torino che stava cambiando, che si stava reinventando. Le Olimpiadi Invernali hanno costituito solo uno degli eventi di questo piano di trasformazione accuratamente predisposto. Tutto questo ha suscitato l’interesse di Icsid, non più limitato all’ubicazione dei suoi uffici, ma esteso alla sua strategia di comunicazione. Così la nostra proposta e la nostra città in trasformazione sono divenute un punto di riferimento molto interessante a livello Europeo per Icsid. Questo è il motivo per cui la città è stata scelta quale prima World Design Capital.
In seguito tu sei divenuta direttore di questa iniziativa, il che non è una scelta scontata in un paese come questo, in cui vengono premiati uomini maturi e con alle spalle tanti anni di esperienza. Perché ti hanno scelto?
Penso che il Comitato Organizzatore abbia voluto lanciare un segnale attraverso una scelta non convenzionale. Devo ringraziare il sindaco Chiamparino e gli altri membri del Consiglio di Amministrazione per aver insistito a che io accettassi la proposta.
UNA CITTA’ IN TRASFORMAZIONE
Il progetto vanta un supporto di alto livello e segue una serie di eventi significativi, incluse le Olimpiadi Invernali, attraverso le quali Torino sta cercando di riposizionarsi nella mappa mondiale. Qual è l’obiettivo che vuoi raggiungere?
Si, in effetti ci sono molti progetti — non solo a Torino, ma nell’intera regione — che mirano a riposizionare questo territorio. Le Olimpiadi Invernali sono state il progetto che meglio ha fatto capire alla gente come l’amministrazione locale fosse impegnata nello sviluppo del suo futuro. Tuttavia le Olimpiadi non sono state un traguardo, ma il primo passo di un processo. L’anno del design sarà molto diverso dalle Olimpiadi. Nel corso di Torino 2008 noi vogliamo stimolare un grande numero di attività sparse su tutto il territorio. Non si tratterà di un festival curatoriale, ma di un lavoro collettivo, realizzato da tutti i soggetti che vivono questo territorio, dagli studenti e dai cittadini, ma anche da coloro che visitano la nostra regione per lavoro o come turisti.
Ma qual è l’immagine che vuoi lasciare? Come vuoi che Torino venga percepita nel 2009?
Tutti noi vorremmo diffondere in Europa e nel mondo l’immagine di una città che si sta rinnovando, una città in trasformazione. Torino è sempre stata vista come la città della Fiat, forse anche quale città della Juventus, ma ci sono altre e nuove immagini della città che noi promuoviamo e nelle quali oggi anche i cittadini stessi si rispecchiano. Noi vogliamo condividere tutto questo con coloro che ancora non conoscono Torino.
In che modo Torino vuol inserire il design in questo processo di trasformazione e che ruolo giocherà in tale contesto Torino 2008?
Il premio World Design Capital non viene assegnato a città che sono già capitali del design, ma a città in cui il design viene utilizzato per una trasformazione di tipo economico, sociale, culturale. Ed in questo senso Torino ha già dimostrato di aver fatto un grande passo avanti nel processo di rinnovamento. Dieci anni fa il volto di Torino era molto diverso da quello attuale. La sua economia oggi è mutata radicalmente. “L’industria della cultura” ha apportato un forte contributo nella diversificazione del territorio, ed il settore dei servizi si è consolidato. Penso che il titolo di World Design Capital, potrà contribuire a diffondere l’idea che grazie al design e quindi a progetti di qualità si possono ancora migliorare tante cose.
Quindi gli obiettivi perseguiti sono due: cambiare l’immagine della città e mutare la mentalità delle persone?
Si, le finalità principali sono due: rafforzare la posizione ricoperta da Torino e dal Piemonte nella mappa internazionale del design e del progetto e diffondere la cultura del design tra i cittadini, nelle aziende, all’interno del mondo della formazione e nelle Istituzioni. Ma c’è anche la volontà di lasciare davvero una traccia. Quest’anno non dovrebbe circoscriversi ad un episodio, sia pure consistente, dovrebbe costituire l’inizio di un più vasto processo di cambiamento. Tutto ciò che verrà realizzato dovrebbe avere un effetto che va oltre il 2008, lasciando un’eredità, fisica e culturale.
FLEXIBILITY
Quali temi vuoi affrontare?
Oggi le città sono in costante mutazione, una mutazione che ne investe gli aspetti sociali, culturali ed economici. Prova a pensare al radicale cambiamento della composizione della popolazione, e cosa questo comporti a livello di integrazione sociale e di servizi pubblici. Prova a pensare al cambiamento dei luoghi abitativi e le conseguenze di tale trasformazione a livello di mobilità e infrastrutture di trasporto. Pensa ancora a come sta cambiando il concetto di lavoro, e a che impatto questo eserciti sulle aziende e sui lavoratori. Questi sono solo alcuni esempi. I cittadini stessi, modificano continuamente i propri comportamenti in risposta ai cambiamenti. Il design, il lavoro di progettazione, la ricerca teorica e applicata adottano per loro natura un atteggiamento flessibile, alla ricerca di risposte valide in grado di sopravvivere, riadattandosi, alla mutevolezza delle cose. Per questo il design può costituire un valido aiuto per il continuo confronto con questi cambiamenti.
Flexibility è il “fil rouge” dell’anno.
Il tema è costruito sul reale significato che World Design Capital ricopre per Icsid. Cosa può fare il design per una città in trasformazione? Noi pensiamo che “flexibility” sia la risposta. Essere “adattativi” o “reattivi” significa trovare risposte valide a queste trasformazioni. Essendo questi cambiamenti numerosi e repentini, la capacità di adattarsi a contesti continuamente rinnovati con opportuni strumenti diventa determinante. Il design può essere uno di questi strumenti.
L’anno è diviso anche in quattro fasi tematiche.
Si, ci sono quattro fasi, ognuna della durata di tre mesi, ciascuna con un proprio focus. Il primo riguarderà il public design, volto a far conoscere alla gente il potere del design, ed il valore che questo può assumere nel processo di miglioramento della nostra vita quotidiana. Un secondo tema, invece, è più legato alla sfera economica ed il suo focus è individuato nella comprensione delle modalità attraverso le quali il design può trasformare la nostra economia e, più in generale, l’economia mondiale. Segue la fase dedicata alla formazione. Questa terza fase si estenderà fino al periodo in cui Torino ospiterà il World Congress of Architecture, il che comporterà la presenza di tanti giovani in città. L’ultima fase è cruciale perché chiude e riassume al tempo stesso l’anno, e riguarda le politiche di design. L’obiettivo è di invitare a Torino istituti nazionali di design da tutto il mondo, centri responsabili dello sviluppo di politiche volte a rendere i paesi più competitivi e a innalzarne il livello di qualità.
ESPANSIONE DEL CONCETTO DI DESIGN
Analizziamo alcune di queste aree più in profondità. Prima di tutto, cosa intendi tu per “design”? Quali sono i confini? Consideri la riprogettazione dei flussi di lavoro e di relazioni sociali all’interno dell’amministrazione pubblica o dell’azienda come parte di questo focus? Quale tipologia di design vuoi enfatizzare?
Per molti design significa stile. Il messaggio che vorrebbe far passare Torino è invece il concetto di progetto, declinato in termini di prodotto, di comunicazione, di politiche pubbliche, di formazione e di servizi. Ovvero in termini più ampi possibili ma con un’attenzione forte all’innovazione che tiene conto dei bisogni della società. L’intenzione di trasmettere questa accezione della parola design è una questione culturale che deve tener conto di due strumenti:la comunicazione e la formazione.
Alcuni continuano a vedere il designer come qualcuno che crea forme. Come pensi di cambiare questa mentalità?
Questa è una delle missioni di Torino 2008 World Design Capital. Oggigiorno è impossibile parlare di una forma fine a sé stessa, slegata dalla funzione e dai risvolti economici. Per questo motivo la prima parte dell’anno è dedicata al pubblico non esperto, e non ad un target di professionisti del settore, proprio perchè Torino World Design Capital vuole agire su quel pubblico, per spiegare cosa è davvero il design, come questo agisca nel nostro quotidiano. Norman Potter scrisse nel suo libro del 1968 “What is a designer” che tutti gli uomini sono dei designer in realtà, perché tutti noi progettiamo qualcosa. Soprattutto io credo sia necessario fare un lavoro sulla formazione di base: stiamo elaborando un progetto ad hoc per le scuole elementari, per andare a raccontare meglio ai bambini “cosa è un progetto”, e quindi “cosa significhi la parola designer”.
DESIGN PER L’INNOVAZIONE
Abbiamo già parlato di innovazione. “Design” e “innovazione” sono sulla bocca di tutti. Il design è visto come uno strumento per l’innovazione di business e questa concezione sta prendendo piede anche in Italia. Tu pensi che l’Italia stia attraversando una trasformazione culturale? Se si, come può aver luogo tale trasformazione? Come potrà contribuire a questo processo Torino 2008? Cosa devono aspettarsi le aziende da te in questo senso? Qual è la tua visione sul design e sull’innovazione?
L’innovazione sovente è vista come qualcosa che avviene all’interno di centri di ricerca. Ovviamente questa è solo una parte della realtà, ma c’è molto di più. Il design può agire come dispositivo di innovazione che va quindi supportato. Nel concreto, per esempio, per implementare il processo di innovazione, la Regione Piemonte, lancerà un bando durante l’anno del design 2008 finalizzato a creare sinergie tra designer e mondo delle aziende — lavorando non solamente con quelle imprese che utilizzano già l’apporto professionale dei designer ma anche con quelle che ancora non sanno quanto beneficio sia possibile trarne o che necessitano di una fase di avvicinamento per intraprendere questa direzione.
Come hai pianificato di strutturare la collaborazione con le aziende?
Parte del programma è ancora in fase di definizione. È già stato espresso un grande interesse da parte delle aziende, anche dall’estero. Questo perché siamo la prima World Design Capital, perchè l’Italia è vista come un interessante contesto di design, e anche perchè Torino ha recentemente ospitato le Olimpiadi Invernali. Ecco perchè non solo aziende locali, ma anche molte aziende straniere stanno cercando di essere presenti qui nel 2008.
IL RUOLO DELL’ITALIA NEL CONTESTO DI DESIGN GLOBALE
L’Italia in passato ha giocato un ruolo importante nel design, tuttavia oggi l’attenzione si è spostata verso designer inglesi e olandesi all’avanguardia e innovativi. Chi secondo te sta mostrando la miglior creatività nel design Italiano? E poi, pensi che questi confini geografici possono continuare ad avere senso al giorno d’oggi?
I confini geografici non sono poi così rilevanti: l’innovazione può essere italiana, inglese, olandese o tedesca. Non credo che l’Italia, né alcun altro paese, posseggano la formula magica del design o della creatività. Ciò che ha importanza è il dialogo e il luogo in cui questo avviene. Il prossimo anno uno dei punti di incontro sarà la città di Torino, e questo darà vita ad un dialogo tra la cultura Italiana ed altre culture di design. L’ultima parte dell’anno dedicata alle “politiche di design” è fondata sul dialogo. Noi inviteremo Design Center di tutto il mondo e daremo ad ognuno un proprio spazio, come nel caso dei Giochi Olimpici. L’obiettivo è proprio la condivisione delle diverse culture di design. Al termine dell’anno Torino inaugurerà il proprio Design Center.
Stai pensando ad una politica nazionale di design per l’Italia?
In Italia non c’è un ente pubblico che promuova il design con una specifica strategia. C’è però l’ADI, Associazione Italiana per il Design Industriale, che, attraverso iniziative dal risvolto internazionale come Il Compasso d’Oro, valorizza da cinquant’anni la cultura italiana del progetto.
Quali i saranno i Paesi coinvolti?
Il 2008 sarà un anno in cui Torino e il territorio piemontese si candidano ad essere palcoscenico e arena di discussione internazionali. In modo particolare questa funzione verrà esaltata nella fase finale dell’anno, momento in cui, in occasione dell’inaugurazione a Torino del primo Design Center italiano, i più importanti Design Center del mondo saranno ospitati in città, dando vita a delle vere e proprie “Case”, sul modello di quanto accaduto durante i recenti Giochi Olimpici Invernali. Obiettivo dell’iniziativa: creare le condizioni per uno scambio di esperienze a livello internazionale, costruire una piattaforma di relazioni e confronto sulle diverse politiche nazionali di promozione del design, offrendo un ampio scorcio sul ricco panorama mondiale del settore. A questo proposito sono stati già avviati contatti con Hong Kong, Montreal, Nagoya, Taipei, Budapest, Copenaghen e Singapore.
MILANO
Comunque la città italiana vista come capitale del design è Milano. Come pensi di impostare la relazione con Milano nel corso (e possibilmente dopo) il 2008?
Parlando di città e territori, si parla spesso di concorrenza, ma anche di scambio e di confronto. Barcellona negli ultimi dieci anni è stata, per esempio, un grande termine di paragone. Credo sia fondamentale collaborare con Milano. Noi non possiamo essere in competizione. Torino sta facendo uno sforzo per diventare una capitale ma non lo è ancora quindi ha tanto da imparare anche da Milano. E’ indubbio che avere più città orientate al design, per l’Italia non può che essere un vantaggio. Se vi fossero anche 10 città italiane riconosciute quali città del design, questo non farebbe altro che accrescere il credito internazionale del design italiano e del ruolo che questo ha nella nostra cultura, purché si agisca in una dimensione di confronto e di relazione e non di competizione.
VIENI A VISITARCI
Avverto il tuo entusiasmo nel ricevere molta gente creativa e giovane proveniente da tutta l’Italia e da tutto il mondo che verrà a visitare Torino durante il 2008. Cosa devono aspettarsi? Perché dovrebbero venire?
Ciò che vorremmo è coinvolgere veramente i creativi e i giovani designer, sia come visitatori, come pubblico critico e specializzato delle iniziative in calendario, sia come soggetti attivi che collaborino a disegnare il volto di Torino 2008 World Design Capital. È significativo a tal proposito il progetto della Regione Piemonte di cui ti accennavo: far lavorare degli studenti stranieri con le aziende del territorio per offrire da un lato ai giovani l’opportunità di misurarsi con una realtà aziendale, e dall’altro alle aziende un’occasione per ricevere risposte progettuali fresche, creative espresse dai contesti più differenti. Il Congresso Mondiale dell’Architettura ci fornisce un’ulteriore opportunità per mettere in contatto il mondo dell’educazione e della formazione con le star mondiali del design e dell’architettura.
In questo modo l’estate sarà il periodo più vivace dell’anno?
Di sicuro sarà il periodo che ospiterà molte attività per gli studenti, coinvolgendo scuole provenienti da tutto il mondo.
Come partecipare?
Per il pubblico non “di settore” la città sarà teatro di un gran numero di iniziative: mostre, convegni, esposizioni pensate proprio per avvicinare il grande pubblico al design, anche attraverso installazioni urbane la cui presenza interesserà i luoghi abitualmente frequentati dai cittadini. Per i professionisti si tratterà di un’occasione di incontro, dibattito e confronto. Ma non solo, saranno anche coinvolti attivamente nella fase realizzativa: per il Capodanno, ad esempio, momento inaugurale di Torino 2008 World Design Capital, inviteremo alcuni designer a vestire la città con progetti ad hoc che contribuiranno a dare visibilità all’intera manifestazione e a rafforzarne l’identità. L’estate sarà il momento degli studenti, che avranno l’opportunità di partecipare a progetti di formazione realizzati specificatamente per il 2008: summer school, workshop e il Congresso Mondiale degli Architetti, che ospiterà come relatori grandi architetti e designer, sono i principali appuntamenti ad essi dedicati.
Alcuni appuntamenti da non perdere?
Sicuramente il Capodanno, con il quale daremo il via all’intera manifestazione: stiamo lavorando per una grande iniziativa in grado di coinvolgere l’intera città, articolata in diversi eventi simultanei dislocati nelle piazze storiche del centro di Torino. Il mese di maggio vedrà per esempio grandi eventi dedicati alla grafica, all’editoria, alla pubblicità. Le Case del Design, che ospiteranno in città i principali Design Center del mondo, saranno una grande occasione di arricchimento per il territorio ma anche di coinvolgimento per tutti i cittadini.
Grazie.
